COVID-19 e farmaci antipertensivi

Il più grande studio cinese con 44.672 casi confermati di COVID-19 ha mostrato un tasso di mortalità totale (case fatality rate = CFR) del 2,3%; importanti comorbilità sono risultate: l’ipertensione (CFR 6,0%), il diabete (CFR 7,3%), le malattie cardiovascolari (CFR 10,5%) e l’età > 70 anni (CFR 10,2%).
Per causare COVID-19 si ritiene che il virus infetti le cellule ospiti tramite i recettori ACE2 che nell’uomo sono particolarmente presenti nel cuore e nei polmoni.

I recettori ACE2 svolgono un ruolo nello sviluppo dell’ipertensione e del diabete e sono presenti in numero maggiore nelle persone con malattie cardiovascolari.
Dal momento che i pazienti con malattie cardiovascolari e COVID-19 hanno una prognosi avversa, è necessario prestare particolare attenzione alla protezione cardiovascolare durante il loro trattamento.

Gli ACE-inibitori, infatti, causano un aumento dell’espressione dei recettori ACE2. Pertanto nei pazienti con COVID-19 è importante considerare la sicurezza e i potenziali effetti della terapia antiipertensiva con ACE-inibitori o con bloccanti del recettore dell’angiotensina.

Se i pazienti con COVID-19 e ipertensione che assumono un ACE-inibitore o un bloccante del recettore dell’angiotensina debbano passare a un altro farmaco antiipertensivo, è una questione  controversa e sono necessarie ulteriori prove. Tuttavia, se esiste un’associazione tra ACE-inibitori e virus, si può ridurre in molti pazienti il rischio di decessi COVID-19 sostituendo temporaneamente questi farmaci.

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