Dalla celiachia non si guarisce, ma ci si può convivere bene. Oltre 600mila i pazienti colpiti in Italia

Celiachia: diagnosi precoce, approcci multidisciplinari e nuovi test di monitoraggio. Milano capitale della “Gluten Sensitivity”: oltre 550 specialisti per contrastare e gestire i disordini correlati al glutine

Prof. Maurizio Vecchi Gastroenterologia Università Milano

“Alle prime avvisaglie sospette, come diarrea persistente e gonfiori addominali costanti, anemia e difficoltà di assorbimento delle vitamine, ci si dovrebbe sottoporre al test. La celiachia è forse l’unica malattia che, attraverso marcatori sierologici, ci permette di arrivare a una diagnosi certa al 99%”, sottolinea il direttore Prof. Maurizio Vecchi Gastroenterologia Università Milano.

“La malattia celiaca – spiega il professor Vecchi – può essere contraddistinta da paradigmi aspecifici e asintomatici. Da qui, il problema delle diagnosi sfuggenti. Alle prime avvisaglie sospette – come diarrea persistente e gonfiori addominali costanti, anemia e difficoltà di assorbimento delle vitamine – ci si dovrebbe sottoporre al test. La celiachia è forse l’unica malattia che, attraverso dei marcatori sierologici, ci permette di arrivare a una diagnosi certa al 99%. La lotta al sommerso parte proprio da qui, dall’aderenza al test. Soprattutto per tutti quei soggetti geneticamente predisposti”.

Dalla celiachia non si guarisce. “Ma ci si può convivere bene – continua il professor Vecchi – Se fino ad ora l’unica terapia disponibile è la dieta libera da glutine, sono in corso ricerche che mirano ad alleggerire il peso di una quotidianità alimentare rigida e con un peso economico rilevante. Oggi si sta infatti tentando di modificare la risposta immune dei pazienti e di manipolare il glutine assunto. E a breve arriveranno in tal senso sperimentazioni cliniche sull’uomo. Un panorama in continua evoluzione che richiede aggiornamenti attivi, come quelli che offriamo con il convegno”.

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