Epatite C: in Italia ci sono circa 150mila tossicodipendenti che si rivolgono abitualmente ai Servizi per le Dipendenze.

Si stima che circa il 50% di loro sia positivo all’epatite

IL SOMMERSO DA SCOVARE – Quattro incontri rivolti agli specialisti per coordinare l’attività e individuare i pazienti che non sanno o non si sono ancora sottoposti alla terapia gratuita per eliminare il virus HCV, una terapia di poche settimane, senza effetti collaterali e non tossica per eliminare definitivamente il virus dell’Epatite C e tornare a vivere. Il quadro è allo stesso tempo complesso e confortante: da una parte, persiste un alto numero di pazienti affetti da HCV, a cui si collegano le difficoltà nella ricerca del “sommerso”; dall’altra, si ha grande fiducia nella comprovata efficacia delle nuove terapie per sconfiggere il virus. Ecco la terza tappa del progetto “HCV: Be Fast, Be Different”. Il convegno, organizzato da AbbVie, si è svolto il 27 settembre a Milano, presso il Nhow Hotel. L’iniziativa fa seguito agli incontri tenutisi a Matera e a Roma in primavera, e precede l’ultimo previsto a Torino il 10 ottobre prossimo. Un momento di riflessione che ha lo scopo di riunire specialisti di vari settori, fra cui epatologi, infettivologi, internisti, per un confronto costruttivo volto a identificare dei percorsi clinici condivisi per l’individuazione e l’invio al trattamento antivirale dei pazienti nei quali l’infezione da HCV non è stata ancora diagnosticata.

IL SOMMERSO ANCHE NEI TOSSICODIPENDENTI – In Italia ci sono circa 150mila tossicodipendenti che si rivolgono abitualmente ai Servizi per le Dipendenze (SerD). Pur non conoscendo la prevalenza esatta, si stima che circa il 50% di loro sia positivo all’epatite C; parliamo dunque di circa 70mila individui. 

Inoltre, all’interno di questa categoria, coloro che sono affetti da infezione da HCV possono infettare altri venti consumatori di sostanze entro i primi 3 anni dall’inizio del contagio.

Lo screening e il trattamento efficace di questa popolazione ad elevato rischio sono strumenti fondamentali per limitare l’insorgere di nuovi casi e ridurre i costi associati alla progressione – dichiara la Dott.ssa Cristina Rossi del reparto Malattie Infettive dell’Ospedale Ca’ Foncello di Treviso. – Il SerD ha un ruolo centrale nei controlli sierologici, nella scelta dei candidati alle terapie e nella gestione della terapia. Fondamentale è la fase di identificazione dei pazienti HCV positivi nell’ambito dei SerD, eventualmente anche con l’utilizzo dei test rapidi, e il counselling per motivare il paziente al trattamento e facilitare il contatto con lo specialista epatologo o infettivologo”.

Ci sono poi da aggiungere altri soggetti, stimati in circa 300mila persone, che fanno uso frequente di droga ma che non afferiscono abitualmente ai SerD, una popolazione difficilmente raggiungibile. Inoltre, è bene ricordare che trattare solo alcuni pazienti non è sufficiente: la guarigione non implica l’immunità, quindi la malattia si potrebbe contrarre più volte.

Prof. Raffaele Bruno, Professore Associato di Malattie Infettive presso l’Università di Pavia

Per la precisione – afferma il Prof. Raffaele Bruno, Professore Associato di Malattie Infettive presso l’Università di Pavia – la “Relazione Annuale al Parlamento 2017 sullo stato delle Tossicodipendenze in Italia” riportava come nel 2016 i SerD abbiano avuto in carico 143.271 assistiti (si stima che i consumatori non in carico siano il doppio); 28.197 (20,5%) sono stati testati per HCV di cui 12.380 (43.9%) soggetti risultati positivi. Altro dato rilevane è quello relativo all’incidenza di nuovi casi di infezione da HCV nei soggetti con consumo iniettivo endovena di sostanze, stimato essere di 2.4 casi (95% CI 0.9-6.1) per 100 soggetti-anno. Tali dati possono assumere dimensioni ancora più rilevanti se consideriamo anche i soggetti con consumo di sostanze per via endovenosa non seguiti presso alcun centro”.

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