HIV: Al via la campagna ONDA per la prevenzione e l’informazione nelle comunità latinoamericane in Italia

Dall’indagine Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere, condotta sulla popolazione ispanica proveniente dal Centro-Sud America residente in Italia, solo 1 individuo su 5 dichiara di essere adeguatamente informato sull’infezione e sulla malattia; oltre 1 persona su 2 ritiene che l’HIV non sia un problema che lo riguarda.

Milano, 3 luglio 2019 – “Le malattie a trasmissione sessuale, in particolare l’HIV, sono note tra la popolazione latinoamericana di lingua spagnola residente in Italia, soprattutto alle donne, anche se la conoscenza in merito è superficiale; è comunque evidente il bisogno e il desiderio di ricevere più informazioni”, dichiara Francesca Merzagora, Presidente di Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere a commento dell’indagine conoscitiva “HIV: consapevolezza e prevenzione nelle comunità sudamericane” condotta da Elma Research per conto dell’Osservatorio su un campione di 218 persone (di cui 59% donne e 41% uomini), provenienti da Bolivia, Cuba, Ecuador, El Salvador, Perù e Repubblica Domenicana, nell’ambito di una campagna pensata per le comunità ispaniche provenienti dal Centro-Sud America e residenti in Italia per la prevenzione e la lotta contro l’infezione da Hiv. Il progetto è stato premiato e sostenuto nell’ambito del Community Award Program 2018, un bando di concorso promosso da Gilead Sciences per selezionare e premiare i migliori progetti proposti da associazioni pazienti e organizzazioni no profit italiane.

I dati dell’indagine di Onda mostrano che il 94% degli uomini e il 98% delle donne sanno che HIV/AIDS rientrano nelle malattie sessualmente trasmissibili, ma solo 1 individuo su 5 dichiara di essere adeguatamente informato sull’infezione e sulla malattia.
Le conoscenze, infatti, si limitano al tema del contagio e rimangono profondamente lacunose in merito agli aspetti clinici della malattia. In particolare, circa una persona su due non sa che l’infezione da HIV può degenerare e diventare AIDS e che sia l’infezione che la malattia possono non presentare sintomi evidenti; ben 1 donna su 4 non sa che la pillola anticoncezionale non protegge dall’HIV/AIDS. Le donne temono l’infezione in misura maggiore (77% contro il 61% degli uomini dichiara che sarebbe preoccupata se scoprisse di aver contratto l’HIV), ma entrambi i sessi ritengono remota la possibilità di contrarla (55% e 61%).

Per quanto riguarda la prevenzione, invece, oltre i due terzi degli intervistati riconoscono l’importanza del preservativo come unico strumento di protezione per le malattie sessualmente trasmissibili. Tuttavia, tra coloro che dichiarano di aver avuto rapporti occasionali nell’ultimo anno (3 su 10), la metà ammette di non aver usato il preservativo. Più uomini che donne (73% contro 64%) sostengono che ci siano svantaggi nel suo utilizzo, soprattutto legati alla riduzione della sensibilità, al piacere compromesso e al costo eccessivo, ma nel complesso un terzo degli intervistati si dimostra a favore del suo impiego. Ben il 21% delle donne preferisce non impiegarlo e il 16% ha timore a richiederlo al proprio compagno.

Abbiamo deciso di concentrare il nostro intervento sulla popolazione latino americana in Italia che è tra quelle più numerose”, prosegue Merzagora. Negli ultimi anni, infatti, secondo il centro operativo Aids dell’Istituto superiore di sanità, gli stranieri residenti in Italia con nuova diagnosi di HIV sono aumentati passando dal 28,2% al 36,8%; il 22,5% di questi proviene proprio dall’America Centro-Meridionale. “Dall’indagine condotta emerge una conoscenza superficiale della malattia e soprattutto una percezione di rischio molto bassa. Più di 1 intervistato su 2 (uomini e donne) pensa che l’HIV non sia un problema che lo riguarda, ritenendo bassa la probabilità di contrarlo. Grazie ad un importante lavoro di mediazione che ci ha permesso di tenere conto delle specificità culturali abbiamo preparato un testo divulgativo che vuole rispondere in maniera puntuale a quanto emerso dall’indagine”, conclude.

Occuparsi di prevenzione e di tematiche di salute con persone che provengono da altre culture non può prescindere da un intervento di mediazione linguistico-culturale”, sostiene Karina Scorzelli, Presidente Crinali. “Questo tipo di intervento ha come scopo di elaborare messaggi che possono essere compresi in modo più efficace perché tengono conto della cultura di appartenenza della persona che influisce sulla sua visione della salute e della malattia.

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